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lavoro
La sicurezza vincola l'appaltatore
Sabato 18 Febbraio 2012 08:09

 

da un contributo di Giuseppe Cuzziello.

Con una recente sentenza, la Cassazione Penale, ha ampliato i confini  della responsabilità aziendale in materia di sicurezza sul lavoro.  La sentenza n.5420 del febbraio 2012, prende spunto da una ennesima morte sul posto di lavoro. In particolare viene messa in risalto la responsabilità del legale rappresentante di una s.p.a. per il decesso di un lavoratore che era intervenuto, insieme ad altri operatori, presso il reparto "stampaggio", per liberare una tramoggia, dai residui di lavorazione e quindi rimettere in funzione l'impianto di lavorazione trancia sviluppi, sotto la direzione di un socio che decideva di far tagliere parzialmente le pareti della tramoggia per consentire l'allargamento delle pareti ed il deflusso dei lamierati sul nastro trasportatore. Purtroppo, l'operatore veniva travolto dal carrello di protezione del carrello di protezione del nastro trasportatore che a causa della caduta degli sfridi sul predetto nastro, determinata dal cedimento delle pareti della tramoggia, si sganciava schiacciandolo contro la parete.

In primo grado il Tribunale di Melfi dichiarava il non luogo a procedere nei confronti dell'imputato.

Contro questa decisione del Gup del Tribunale di Melfi, le parti civili presentavano ricorso in cassazione che veniva accolto, annullando la sentenza impugnata con conseguente rinvio al Tribunale d'origine.

La Corte ha evidenziato che seppure in presenza di contratti rischiosi, deve farsi riferimento ad ogni e qualunque attività preventiva che va posta in essere da impresa appaltante ed impresa appaltatrice che ha lo scopo essenziale appunto, di prevenire eventuali rischi derivanti da "contratti rischiosi". In altre parole, nel momento in cui il personale di una ditta appaltatrice, operi autonomamente nell'ambito del luogo di lavoro della ditta appaltante, deve essere messo nelle condizioni di conoscere, a cura della ditta appaltante, preventivamente, i rischi cui può andare incontro in quel luogo di lavoro.

In tema di interferenze tra ditta appaltante e appaltatrice è che quando i lavori si svolgono nello stesso cantiere, predisposto dall'appaltante e quindi inserendosi l'attività dell'appaltatore per l'esecuzione di un'opera parziale o specialistica, non viene meno l'ngerenza dell'appaltante e la diretta riconducibilità ad esso dell'organizzazione del comune cantiere, e quindi sussiste la responsabilità di entrambi tali soggetti in relazione agli obblighi antinfortunistici, alla loro osservanza ed alla dovuta sorveglianza. Una totale esclusione di responsabilità dell'appaltante sussisterebbe solo nel caso in cui l'appaltatrice opererebbe in condizioni di piena ed assoluta autonomia organizzativa e dirigenziale rispetto all'appaltante.

Altro fattore importante, l'eventuale omesso controllo da parte dell'appaltante, sulla eventuale adozione di misure antinfortunistiche da parte dell'appaltatore, riguardanti il luogo di lavoro dell'azienda, in cui operavano contemporaneamente anche suoi dipendenti.

 
Domenica 20 Febbraio 2011 08:07

I dati sulla vigilanza del ministero del lavoro. Irregolari due aziende su tre Sicurezza poco garantita Oltre 38 mila gli illeciti accertati (+45% sul 2009) DI SIMONA D`ALESSIO Due aziende su tre in Italia sono state trovate irregolari, oltre 279 milioni di euro sono stati recuperati fra contributi e premi evasi e più di 112 milioni sono stati riscossi attraverso sanzioni amministrative e penali. E, per il 2011, sono in cantiere ben 80 mila controlli da parte del solo ministero del welfare per rendere la strategia di contrasto al sommerso ancora più efficace di quanto non si sia rivelata nei dodici mesi precedenti. Tutti in aumento i dati dell`attività di vigilanza del dicastero guidato da Maurizio Sacconi, Inps, Inail ed Enpals nel 2010: dopo aver passato al setaccio complessivamente 262.014 imprese sul territorio nazionale, i quattro enti hanno, infatti, riscontrato anomalie gestionali nel 66% di esse (171.810), scovando 232.854 lavoratori irregolari e altri 133.366 totalmente in nero. Un anno, dunque, particolarmente fruttuoso grazie a un`incisiva azione di intelligenee per l`emersione del sommerso, per la scoperta degli illeciti in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e delle violazioni a danno delle lavoratrici madri, secondo quanto ha reso noto ieri mattina Paolo Pennesi, direttore generale delle attività ispettive del dicastero di via Veneto nel corso di un convegno.
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Domenica 06 Febbraio 2011 08:29

Documento dell'Associazione Nazionale Imprese di costruzione e manutenzione Ascensori  .

Alla ripresa dei lavori dopo le festività, il Senato ha esaminato martedì scorso in aula la Seconda relazione intermedia sull'attività svolta dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle cosiddette «morti bianche», un documento – condiviso da tutte le parti politiche – molto importante per il lavoro di indagine svolto e per le proposte che la Commissione ha rivolto al Parlamento e al Governo.

Particolarmente significativo il seguente passaggio, inserito nelle conclusioni della relazione:

Uno dei settori più critici per il rispetto delle norme in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro è certamente quello degli appalti dove, malgrado l’esistenza di disposizioni assai avanzate, si riscontrano talora ribassi eccessivi nelle offerte sia per la realizzazione che per la progettazione dei lavori, con il rischio di comprimere i costi della sicurezza e di abbassare la stessa qualità delle prestazioni. Ciò accade soprattutto nel settore privato, dove non esistono regole cogenti in materia di appalti e molti operatori sono privi di adeguata qualificazione, nel caso delle piccole e piccolissime imprese appaltatrici, meno attente ai profili della sicurezza, e nelle catene più lunghe dei subappalti, dove i controlli sono più difficili e a volte si inserisce anche la criminalità organizzata. Nel settore pubblico c’e` poi la difficoltà di molte amministrazioni pubbliche appaltanti di valutare la congruità delle offerte e le giustificazioni delle eventuali anomalie addotte dalle imprese partecipanti alle gare, che spesso avviano lunghi e pesanti contenziosi.

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Giovedì 03 Febbraio 2011 20:07

Il benessere organizzativo negli ambienti di lavoro è uno degli aspetti più interessanti nell'ambito delle problematiche della salute dell'uomo che lavora all'interno di ogni sistema organizzato e rappresenta l'espressione globale della protezione del lavoratore. Lo stress lavorativo è il prodotto dell'interazione dinamica fra la persona e il contesto organizzativo e sociale in cui questa lavora, costituendo la risultante di un rapporto distorto tra le sollecitazioni imposte dal compito/ruolo e le capacità dell'operatore a farvi fronte. Lo stress lavorativo si può definire come un insieme di reazioni fisiche ed emotive dannose che si manifesta quando le richieste poste dal lavoro non sono commisurate alle capacità, risorse o esigenze del lavoratore. L'Agenzia Europea per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro nel 2000 ha indicato le tre aree chiave da indagare come pericoli e i relativi esempi di condizioni di rischio.

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Mercoledì 02 Febbraio 2011 18:35

A partire dalla fine degli anni 90 si sono affermate da un lato organizzazioni d'impresa sempre più flessibili e sempre più bisognose di dare risposte immediate ai nuovi assetti di mercato - e in tale direzione si speiga la proliferazione delle cd forme "atipiche" di lavoro, mentre dall'altro la giurisprudenza ha enunciato nuovi principi che hanno riguardato quasi esclusivamente il controverso fenomeno del mobbing. A ciò si aggiunge anche la maggiore attenzione sul piano sociale alle condizioni di lavoro capaci di produrre, sotto vari aspetti, danni all'integrità psico-fisica del lavoratore. Tutto ciò s'inserisce all'interno di un nuovo quadro soci-economico in cui si afferma la cd società della conoscenza che non riguarda solo i servizi, ma anche i lavori in informatica, comunicazione, istruzione, ingegneria, intrattenimento, ecc. in cui i lavoratori sono impegnati in attività che richiedono un crescente sforzo mentale, continuo aggiornamento e capacità di adattamento.

Questi mutamenti rendono lo stress legato al lavoro come un rischio emergente per la diffusione che sta assumento, che determina anche costi crescenti sia per i paesi che per le aziende e che sono stati quantificati nel 2001 dall'Unione europea per una cifra pari a 20 miliardi di euro.

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